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Torre Rosazza

Come per molti dei territori dove si producono grandi vini, anche sui Colli Orientali del Friuli furono i Romani a portare la cultura della vite e del vino e le testimonianze si ritrovano tutt’oggi nei nomi dei paesi della Zona. Se ancora non bastasse, dalla collina su cui si trova Torre Rosazza, è possibile scorgere non troppo distante Aquileia, un tempo importante presidio imperiale romano.

Da quel primo contatto con la viticoltura, la zona di Rosazzo si scoprì particolarmente vocata, e l’attenzione per il vino fu tramandata attraverso i secoli, soprattutto ad opera dei monaci benedettini dell’Abbazia di Rosazzo, vero punto di riferimento per la cultura enologica del nord Italia.

Il territorio di Torre Rosazza rientrava a pieno titolo in questa microzona privilegiata dei Colli Orientali del Friuli, che oggi viene riconosciuta con la denominazione Rosazzo.
Per secoli i filari dei vigneti hanno decorato il paesaggio, alternandosi agli ulivi, che sottolineavano la presenza di un microclima particolare, temperato, che permetteva la loro coltivazione. Dopo una storica gelata che decimò gli ulivi, ai primi del secolo scorso, l’agricoltura preferì impiantare vigneti al posto degli alberi e così la vocazione viticola del territorio emerse con ancora più forza.

Un altro momento cruciale per il vino in questi territori, si segna negli anni settanta, quando l’enologia italiana scopre l’immenso patrimonio a propria disposizione, ed iniziano a prendere piede tecniche colturali più attente e vinificazioni che al sapere tradizionale uniscono una solida base scientifica, capace di sublimare la qualità delle uve in vini sempre più eccellenti.

È in questo periodo che nasce Torre Rosazza: nel 1979 l’Azienda viene acquisita da Genagricola, che subito intraprende un processo di studio e zonazione dei 90 ettari vitati, per identificare le qualità di ogni singolo terreno e trovare gli appezzamenti che per esposizione e proprietà geologiche possono meglio interpretare i vitigni del territorio.

Ad orientare le scelte in cantina, è in questi anni Walter Filiputti, che intraprende un cammino che Torre Rosazza sta tutt’ora percorrendo. Fu lui ad esempio ad introdurre (probabilmente per la prima volta in tutto il Friuli) l’utilizzo delle barrique per il lungo affinamento dei vini rossi, e fu lui a dare “il là” alla linea dei Ronchi, i Cru di Torre Rosazza. In questi anni nacque l’Altromerlot, vino emblema di Torre Rosazza, e identificativo già nel nome di una concezione produttiva diversa rispetto a quella corrente all’epoca, ed ispirata alle più raffinate tecniche enologiche francesi. 

Attualmente la gestione enologica dell’Azienda è affidata all’enologo Luca Zuccarello.

Il Territorio e la Vite

Una superficie Aziendale di 110 ettari, 90 dei quali vitati e condotti direttamente dal personale dell’Azienda. Un altitudine compresa dai 100 ai 250 m. sul livello del mare. Terrazzamenti sui dorsi delle colline e canali di drenaggio per far defluire le acque delle precipitazioni improvvise ed imprevedibili. Questa l’opera dell’uomo per assecondare una natura generosa, che già da sé ha racchiuso in questi territori tutti gli elementi per produrre grandi vini.

I terreni sono un composto di marne e arenarie. È un terreno piuttosto povero di nutrienti e poco permeabile, molto compatto e con una buona presenza minerale. Queste caratteristiche impediscono il ristagno idrico e l’assorbimento eccessivo di acqua da parte delle viti, e questo permette di ottenere frutti dalla buona concentrazione, ideali per la vinificazione.
Il clima è fortemente influenzato dalla particolare posizione della zona di Rosazzo: le Prealpi Giulie, ben visibili alle spalle dell’Azienda, fungono da schermo naturale ai freddi venti del nord. A sud, a non più di una ventina di chilometri in linea d’aria, si raggiunge il litorale adriatico, che contribuisce a temperare il clima di questi colli. Una situazione ideale per la maturazione ottimale delle uve, che pur essendo esposte ad un forte sbalzo termico tra giorno e notte (utile tra l’altro per imprigionare negli acini gli aromi fruttati dell’uva), non subisco mai brusche impennate o crolli delle temperature.
Per ottimizzare al massimo le peculiarità del territorio e permettere ad ogni vitigno di esprimersi al meglio, fin dagli anni settanta si è intrapresa un opera di reimpianto graduale dei vecchi vigneti, aumentando il numero di ceppi per ettaro e al tempo stesso riducendo le rese per singola pianta. Particolare attenzione viene poi dedicata alla vite durante tutto il ciclo produttivo, ed in particolare a potatura e defogliatura, per permettere un ottimale esposizione delle uve e quindi una maturazione il più possibile omogenea.
Creare vini capaci di emozionare, di regalare scorci del territorio e della cultura enologica friulana.
Nei vini di Torre Rosazza il territorio e la tradizione si fondono con la tecnica e l’esperienza: da veri “artigiani del gusto”, come diceva Filiputti, i nostri enologi infondono ad ogni vino una personalità propria, autentica.
Il controllo della filiera produttiva è totale, e parte dalla decennale cooperazione con i vivai di Rauscedo: qui vengono selezionati i cloni più tipici e più adatti ad esprimere grandi vini. Le vigne vengono poi coltivate direttamente da uomini dell’Azienda capeggiati da Ennio, l’agronomo di Torre Rosazza. Le vendemmie vengono condotte tutte a mano (a volte addirittura in più passaggi successivi e con selezione delle uve direttamente in pianta) e poi le uve vengono immediatamente lavorate, nella cantina al centro dei vigneti.
Vinificazione ed affinamento si svolgono quasi esclusivamente in recipienti d’acciaio, in modo da preservare il più possibile il profilo organolettico delle uve. L’affinamento in legno, quando presente, è discreto e mira ad esaltare le tipicità di ogni vino, senza appesantirlo.
A guidare le scelte in cantina, la capacità tecnica di Luca Zuccarello, e la prestigiosa consulenza di Donato Lanati, il Winemaker che da anni contribuisce a plasmare i vini di Torre Rosazza.

Uno dei fiori all’occhiello della produzione enologica friulana, un vino estremamente prezioso che la sapienza contadina ha saputo ricavare da un vitigno fragile da coltivare amorevolmente per ottenere frutti che sono un vero dono della natura.

Uno dei vitigni autoctoni friulani di cui si hanno testimonianze più antiche, che nei Colli di Rosazzo trova ampia diffusione per l’elevata qualità dei vini che esprime. Ha profumo fine e delicato e una buona acidità naturale, che lo rende fresco e snello.